Amministrative 2014, ecco perché è così brutta questa campagna elettorale

Nemmeno Silvio Berlusconi è riuscito ad aizzare e far sognare la mortifera platea politica sommese. Nemmeno a lui, trascinatore di folle, capopopolo del predellino, indiscusso protagonista, nel bene e nel male, di venti anni di politica italiana è riuscito il miracolo di trascinare in piazza un poco di gente con annesso entusiasmo. Per l’addetto stampa di Antonio Granato c’erano oltre 2mila persone. Avessimo avuto la questura gli avrebbero tolto abbondantemente anche uno zero. Certo Forza Italia non sembra tirare più a livello locale e nazionale. Al contrario del M5S, ma anche i grillini, nei loro comizi, sono riusciti a portare in piazza solo qualche aficionados e qualche curioso. Stesso discorso per Peppe Auriemma che in piazza Matteotti, all’apertura non aveva attirato molta gente. Discorso diverso per Pasquale Piccolo. Alla sua apertura la piazza era piena zeppa, ma l’entusiasmo fu pari allo zero o giù di lì. E nemmeno a Rione Trieste si sono viste carovane di persone sia per Piccolo che per Granato, mentre qualcun altro ha piazzato i gazebo mischiando le carte ed i numeri della partecipazione. Ma perché questa campagna elettorale sta scivolando così pesantemente nell’anonimato e senza un pubblico corposo? Molti affermano che la gente è stufa della politica, che ha altri problemi a cui pensare. Io non credo che sia proprio così anche per il fatto che comunque l’affluenza sarà alta rispetto all’idea di apocalisse che trasmettono le piazze. Ritengo piuttosto che ci siano dei gravissimi problemi strutturali che i partiti e i movimenti non vogliono e non sanno risolvere. Innanzitutto i candidati sindaco. Non me ne vogliano, ma a me sembra che manchino di carisma. A ciò va aggiunta l’idea che manchino di diversità. In questa fase storica Piccolo, Granato ed Auriemma sembrano accomunati da un profilo piuttosto simile. L’unica diversità sembra quella di Ciro Sannino che perlomeno è giovane e mai veramente impegnato in una tornata elettorale. Lo scorso anno Paola Raia era una donna, Piccolo era espressione dei movimenti civici, Auriemma invece dall’impegno cattolico e non si portava addosso il fardello di un Pd debolissimo, Metodio era la freschezza giovane e dirompente mentre Allocca era il sindaco uscente. Cinque candidati, cinque diversità nette. Quest’anno invece il paradigma si è ribaltato. Ma ciò che a mio avviso rende floscia questa campagna elettorale, che però non manca di veleni e colpi bassi, è il fatto che la politica sta dimostrando ancora una volta di non aver e non saper dire nulla ai cittadini. Attenzione, la teoria è da utilizzare in modo sistemico e non particolaristico. Ci sono candidati che esprimono buone idee e dimostrano di avere buona volontà, ma i partiti ed i movimenti che li sostengono hanno poco da dire (e possiamo giurarci che sarà così anche nella formazione del governo cittadino, accettiamo scommesse). E questo vuoto si sta ripercuotendo anche sulla campagna elettorale che sembra stantia, lenta, vuota e poco partecipata. Naturalmente la colpa è soprattutto degli attori in gioco. Troppa improvvisazione con candidatura che non nascono da un certosino costruendo di idee e contenitori forti elettoralmente, contaminati nelle esperienze umane e soprattutto ricchi di spinte emotive ed ideologiche. Siamo diventati tutti “politicanti domenicali”, come certi tizi che giocano a calcetto una volta al mese sperando di fare cose fenomenali in campo senza un briciolo di allenamento. Purtroppo oggi la politica ha le sembianze di un corpo morente al quale si iniettano continuamente medicine sperando di salvarlo. I primi anticorpi però dovrebbe cominciare a produrli proprio l’organismo malato, cosa che puntualmente non avviene. Naturalmente ciò è acuito dal fatto che sul territorio mancano dei veri e propri opinion leader (mi duole dirlo, ma nell’era della rete, al netto delle invidie e delle rivalse personali che ci saranno sempre, tutti pensano di saper dire tutto) e manca pure lo strumento principe della politica moderna: la televisione. Dunque passi questa campagna elettorale nella quale dovrebbe vincere rigorosamente il più forte numericamente e resti in piedi l’idea di una politica locale da riformare. Perché se continuiamo così tra qualche elezioni continuerà a scendere la qualità delle classi dirigenti e dunque più scadente la guida di questo paese. A tutti i livelli, in tutte le aree politiche del territorio.

Musiche: Otis Redding, “I’ve Been Loving You Too Long”

Aforismi: “Sono le passioni e non gli interessi che governano il mondo” Alain

foto berlusconi

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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