Amministrative 2014, questo centrosinistra è davvero depresso

Il popolo della sinistra, se ancora esiste, ieri sera era distratto. Non c’è altro modo per spiegare il clima di depressione e la scarsa affluenza che ha animato il confronto tra i sei aspiranti candidati sindaco del centrosinistra. Per trovare spunti interessanti della serata però bisogna riavvolgere il nastro e partire dalla fine quando Lorenzo Metodio lancia il suo personale “grido di dolore”:<<Noi del centrosinistra dobbiamo ripensarci, dobbiamo ritornare nelle periferie, parlare con la gente>>.Lorenzo è un ragazzo in gamba che guida un bel gruppo. Debole elettoralmente, ma nella vita non sempre i numeri sono tutto. Le emozioni sì però e Lorenzo il brio dello scorso anno l’ha perso, smarrito. E’ come se questo centrosinistra fosse il fratello depresso di re Mida: tutto ciò che tocca si oscura, s’ingrigisce, va a farsi benedire. E non nelle stanzette delle parrocchie dove qualche candidato alle primarie fa le riunioni per diventare il candidato sindaco di qualcosa. E’ così stanco e logoro questo centrosinistra che ieri sembrava di stare al capezzale di un moribondo. Se uno scatto d’orgoglio lo salverà da se stesso lo scopriremo domenica. Altrimenti la banda che suona è pronta per il rito funebre delle primarie. Alzi la mano chi ha sentito la scossa di questo centrosinistra. Alzi la mano chi ieri è stato e si è sentito coinvolto in qualcosa di più grande di lui. Alzi la mano chi oggi, nel suo piccolo, chiude gli occhi e sente che questa sia la s-volta buona. Nulla. Polemiche, facce tristi, purezza sventolata, assenze pesanti. La nota di colore più simpatica è stata la presenza di Salvatore Rancella. Quando, non si sa quanto scherzosamente, ammette di essere senza claque, “single e singolo”, sbatte in faccia ai presenti una nuda verità: il partito voleva il plebiscito Metodio-Auriemma. E così sarà, stancamente, fino a domenica. L’apparato degli ex Ds, più i Cimmino al quadrato, vogliono Peppe Auriemma il quale continua invece a dire di non appartenere a “nessun apparato politico”. All’esame di “anatomia politica” a questo punto lo bocciamo. Aspetti che il giorno dopo “il preludio della storia”, la nuova storia della metodologia di scelta di un candidato sindaco lontano dalle fumose stanze napoletane, i social network, gli uffici stampa ed i giornali, raccontino meraviglie. Niente, centrosinistra siccome immobile, Somma Vesuviana siccome immobile. Manca l’entusiasmo dicevamo, ma manca l’organizzazione, manca lo spirito di gruppo. E’ come se la cultura del centrosinistra fosse diventata un’eterna catena di fusioni a freddo dopo il crollo del muro di Berlino. In questi anni di dolorose sconfitte ho sentito soltanto dire che “questo paese non vuole il cambiamento”. Certo, se lo spettacolo stanco è quello di ieri sera, allora la gente resta dov’è. Chiusa in casa. Al centrosinistra non manca un leader, al centrosinistra manca il coraggio di eliminare gli antichi vizi. E il problema è che gli intellettuali che prima usavano dibattere oggi sono solo arcipelaghi sconsolati che non hanno né la forza né il coraggio di aprire un serio dibattito. L’ultima ed unica cosa letta, al di là delle produzioni di Ciro Raia, è il testo di Luciano Esposito sulle dinamiche elettorali sommesi. Sarebbe stato bello aprire una seria discussione e ragionarci sopra per cercare di comprendere l’enorme frattura tra la sgangherata dirigenza sinistroide e l’elettorato. Ma in molti sono troppo impegnati a parlar (male) degli altri (me compreso ovviamente). Così in una serata come quella di ieri Peppe Auriemma ha voluto giganteggiare sul suo operato di consigliere comunale. Ci perdoni il buon Peppe, ma stiamo cercando di accorgercene. Forse eravamo distratti di fronte ai picchetti, ai forum nelle periferie, alle proposte sui P.I.P., a quelle sulla Geset. Eravamo impegnati a pettinare bambole quando il gruppo consiliare Pd, Auriemma Cimmino, l’apparato che apparato non deve essere, faceva fuoco e fiamme per divulgare il verbo democrat in città. Eravamo impegnati a cercare il nostro Gino Cimmino quando si aspettava il congresso cittadino per capire dove andasse a sbattere politicamente questo centrosnistra. E lo smacco più grande di ieri è che oltre a Gino era assente pure il commissario Giuseppe Esposito. Insomma dopo ieri al centrosinistra, a questo centrosnistra, serve un bellissimo e miracoloso scatto d’orgoglio. Altrimenti più che primarie ci ritroveremmo a ragionare sul funerale del centrosinistra prima ancora che si vada alle urne. Vero Gino Cimmino?

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Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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