Brasile 2014, storia incrociate tra Argentina e Germania dove è “bella” 24 anni dopo

Alejandro Sabella ha la faccia di un nonno che potresti incontrare sulla spiaggia Aguas Verdes, lontano anni luce dai Capello, Guardiola, Scolari, Prandelli, allenatori patinati e strapagati che la finale mondiale la vedranno dal divano di casa. Alejandro Sabella, quest’uomo che ha esordito su una panchina a 54 anni, dimostrando che nello sport come nella vita, ad esclusione del sesso, il lavoro viene prima o poi premiato, domani avrà nella sua lavagnetta i destini di un intero popolo. Sì quando tiri in ballo l’Argentina pallonara metti nel conto sempre l’idea che ci sia un popolo ammassato in un barrio pronto ad esplodere dietro all’estro dei suoi idoli. Il Dio in terra Maradona, che con quella mano da gran figlio di puttana stese l’Inghilterra delle Falkland, oggi è soppiantato in campo da Lionel Messi uno che da piccolo, a causa di un difetto dell’anca, manco potevo giocare più a calcio. Domani Messi si caricherà sulle spalle una nazionale bruttina e senza stelle alla ricerca della vittoria nella “bella” contro la Germania. A Messico 86 trionfò l’Albiceleste, ad Italia 90 invece i tedeschi. E Sabella sarà la chiave di tutto con quel suo modo pacato e silenzioso di guidare un gruppo buono, ma sicuramente non favorito, nella finale del Maracanà. Attenzione, perché per i brasiliani veder vincere i mondiali in casa propria dagli argentini equivale a trovare la propria moglie nel tuo letto che s’intrattiene col tuo peggior nemico. L’altro timoniere invece è Joachim Löw. E’ figo, magrolino, con le camice slim flit e la folta chioma. Sembra un Roberto Mancini meno spocchioso. E poi è tedesco e a questi tedeschi ultimamente riesce tutto, perfino umiliare il Brasile per 7 reti a 1 in casa loro, davanti alle loro lacrime e alle loro bellezza. Ha un gruppo piuttosto giovane, non fenomenale, ma solido che ha stentato pure se vogliamo, ma è comunque riuscito ad arrivare fino in fondo. Una vittoria al mondiale darebbe una spintarella verso l’alto del già solido Pil tedesco, per la gioia della Merkel. In Argentina invece se ne fregano del Pil. Nel barrio hanno fame di gloria in terra brasiliana e i freddi numeri degli economisti possono pure attendere. Argentina-Germania sarà dunque l’epilogo tra due sistemi di vita e di gioco in antitesi tra loro. In generale i mondiali giocati fuori dall’Europa li ha vinti sempre una sudamericana. E noi tutti oggi tifiamo un pochino più per la gente di Buenos Aires e Rosario che non per quella di Monaco e Berlino. Così, perché forse ci piace raccontare le storie alla rovescia. E tiferemo anche per Rizzoli, l’arbitro italiano che dirigerà il match. Chi l’avrebbe detto, alla fine un italiano in cima al mondo lo portiamo anche noi. Buona finale a tutti.

Aforisma: “Io sono sinistro, tutto sinistro: di piede, di fede, di cervello”. D.A.M.

Musiche: Santa Maradona- Mano Negra

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Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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