Brucia la Città della Scienza, bruciamo noi

Brucia la Città della Scienza di Bagnoli e con essa anche l’idea di avere a Napoli una nuova proiezione della modernità e del futuro. Per un periodo ho vissuto a Valencia, in Spagna. Lì la “Città della Scienza” era per i valenciani  la certificazione tangibile del loro appartenere ad un mondo nuovo, bianco ed azzurro, come i colori utilizzati per intonacare l’intero complesso. Per Napoli forse era di più. Per Napoli era (l’ennesima) riscossa, (l’ennesimo) appello alla diversità dai luoghi comuni che avvolgono e soffocano il capoluogo. Per i partenopei era (l’ennesimo) pargolo nato tra polemiche e ruberie, comunque vivo, comunque pulsante, comunque speranzoso. Per noi di provincia era invece gita, scoperta, meraviglia. Ora c’è il pianto di tutti, la bocca amara, come quando cadi su un terreno polveroso e la terra ti sale dalle narici fino alla testa togliendoti il respiro. Ma indignarsi e restare agghiacciati probabilmente non basta. Forse servirebbe altro. Ci vorrebbe un leader capace di accarezzarci tutti, di tranquillizzarci. Servirebbe una personalità in grado di dirci, con la credibilità del caso, che da domani saremmo tutti, ma proprio tutti, all’opera per rimettere in piedi quel fiore sulla merda. Com’è accaduto, fatte le debite proporzioni, a Ground Zero ed alle sue Torri Gemelle. Ecco cosa servirebbe a noi, un leader empatico, spalleggiato da uno Stato forte, capace di trasformare il nostro pianto e la nostra amarezza in un ruggito. Per ritornare al Futuro in una città ed in una terra ancorate al suo maledetto e tragico Passato. 

Fonte foto: Il Mattino.it

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Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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