Dell’Amore e delle sue Futilità: il Tradimento

“Quando uno tradisce significa che non è più innamorato. Solo gli ipocriti tradiscono”. Queste furono le uniche parole che Mario riuscì ad udire dalla cucina dove gli altri, i suoi amici, erano seduti a chiacchierare sul senso eterno della noia che affloscia i cervelli. Mario non era interessato. La partita in televisione gli dava più gioia. Anche se a giocare non era la squadra per la quale tifava. “Meglio una palla che rotola che non una messa di banalità”. Prese la birra fredda. Tolse il tappo. Strinse il bicchiere di plastica. Lui odiava i bicchieri di plastica. Fece come per vedere se arrivasse qualcuno e bevve dalla bottiglia. Ad un certo punto la combriccola si spostò dalla cucina e si addensò nel salone. Mario era ospite, ma ci mise poco per capire che quella era l’invasione del suo spazio vitale. Ad un certo punto Elena, la più carina del gruppo, con quelle labbra carnose ed ammiccanti e quel seno sofisticato come certe giornate d’autunno, lo tirò in ballo. <<Mario tu cosa pensi dei tradimenti?>>. Mario si sentì investito da quella jattura. Si girò di scatto e rispose che <<Fino a quando non ti acchiappano i carabinieri va tutto liscio… Almeno così diceva mio nonno>>. Rispose in modo superficiale mentre cercava in tutti i modi di seguire l’azione della partita. E fu allora che Angela lo aggredì. <<Il nostro esperto di corna ha solo questo da dire? Lui che ha amato e tradito ci liquida tutti così, con la storiella del nonno>>. Le sue parole erano piene d’astio. Mario non capiva il perché. C’è gente che porta rancore per un nonnulla, magari perché non sei come loro, magari perché prova una selvaggia e nascosta propensione erotica nei tuoi confronti. Magari perché deve andare così. Alle parole di Angela tutti rimasero in silenzio. La routine era rotta. E pure la pace tra quelle oziose quattro mura. Mario prese il telecomando, abbassò il volume dell’apparecchio e si rivolse a tutti: <<Le mie non sono delle storielle del cazzo. Tu sei sposata con Michele- fece rivolgendosi al suo amico- e non sai che Michele per anni ti ha cornificata con una troietta di Caserta. Usciva di buon’ora lo stronzo e scopava con una certa Matilde. Alle nove del mattino, quando andavate ad aprire il negozio lui aveva già consumato una buona razione di sesso a buon mercato. E vi siete sposati. Dov’è finito il tuo cazzo d’amore?>>: A queste parole seguì un silenzio tombale. Mario era spiritato e col cuore in gola. Poi Guardò Marco e Sara che si tenevano per mano. <<Guardate quei due. Marco- disse indirizzandogli contro il dito che sembrava una spada insanguinata- la sera quando accompagni Sara vai ancora da Patrizia? Ah perché non lo sapete che Marco spesso dorme dalla sua collega d’ufficio? Fate tutti finta di non sapere? E tu Claudio- ammonì invece all’altra coppia che stava appoggiata al camino a scaldarsi il culo- perché non racconti delle puttane che ti scopi in quei luridi locali da quattro soldi quando vai all’estero? Immagino che alla tua ragazza, quando porti il pensierino, non racconti delle viscere delle escort nelle quali hai infilato il tuo piccolo uccello>>. Quest’ultima cosa fece scoppiare in lacrime Sara. <<Sei una persona cattiva, ma cosa ti abbiamo fatto di male?>>. Mario non s’impietosì. <<Stavo vedendo la partita per fatti miei. Avete voluto sapere e vi ho detto. E adesso vado via>>. Prese la sua giacca, tirò Dalila per un braccio e fecero di corsa le scale. Quando andò via sorrise, si voltò indietro e guardo l’appartamento di Angela e Michele, sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrebbe visto. Per tutto il tragitto Dalila non disse una parola. Quando furono sotto casa di lei Mario spense l’auto ed appoggiò la testa sul volante. <<Era necessario?>> affermò Dalila in modo materno. <<Ti rendi conto del guaio che hai combinato?>>. Mario l’osservò. Alla ragazza non sembrava lui. <<Sono stanco. Stanco di questa ipocrisia. Ho tradito e quindi? Mi dovrebbero dare un premio? Mi dovrebbero marchiare a fuoco? Eravamo tre coppie in quella cazzo di casa. Tre per due fa sei. Su sei persone io ero considerato da tutti il puttaniere per eccellenza. Immagino i loro discorsi. “Povera Dalila, con lei farà come con tutte. Che pena che mi fa”. Oppure “Ma Dalia lo sa in che casino si è cacciato stando con Mario?”. Io ho semplicemente detto loro come stanno le cose. Magari adesso indagheranno a fondo sui motivi dei tradimenti. Magari si chiederanno se quelle che c’hanno a fianco sono le persone giuste per loro. Magari si chiederanno se vale la pena vivere in quelle condizioni. Magari che ne so, finiranno la mia birra ed il pacchetto di sigarette che ho dimenticato sul tavolo>>. <<Ti rendi conto- sentenziò Dalila- che così facendo sei diventato come loro? Ti rendi conto o no?>>. <<Io- rispose Mario- mi rendo conto della Bellezza che mi circonda, dei cieli che si stagliano lenti sulle case. Io mi rendo conto del tuo rossetto rosso sciupato dalla tazza di un caffè. Mi sto rendendo conto anche delle miserie umane, dell’accozzaglia di noia che ci circonda. Ma di una cosa non mi renderò mai conto: dell’ipocrisia che muove i rapporti come se fosse una sorta di prescrizione medica salvavita. Quella non la capirò, mai. E adesso scusami Dalila, ma sono stanco. Ho solo bisogno di dormire>>. Dalila scese dall’auto. Avrebbe voluto chiedergli se almeno lei fosse al riparo dai demoni che annientavano la fedeltà di Mario di fronte a due cosce aperte e ad un sorriso sfacciato. Ma la ragazza capì per davvero che non era serata. Di tempo, pensò tra lei e lei, ne avranno per dedicarsi l’uno all’altro.

Musiche: “Days” dei Drums.

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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