Donne, perché ci lasciate sempre d'estate?

Lo so, è successo a molti di voi di essere lasciati in piena estate. L’estate, la stagione delle vacanze sempre più corte, delle licenze poetiche, delle stelle cadenti e cadute, del tormentone canoro, del desiderio, delle spiagge umide al calar del sole, dei fiumi di birra e mojito, dei tradimenti, del sesso bagnato, dello spettacolo dei fulmini al porto, delle canotte cafone. L’estate dell’azzurro e del bianco, delle melanzane e dei peperoni, dei sogni dei tifosi, dei libri da leggere per darsi l’illusione e le arie di essere profondi come una bacinella di plastica. L’estate delle promesse che non manterremo, delle foto che non rifaremo, delle astuzie che escogiteremo per tentare di fermare il tempo. Tra tutte queste cose da fare c’è chi però sceglie di lasciarsi. In verità il mio amico A. non l’ha deciso lui. La sua ragazza, con la quale stava da quasi quattro anni, l’ha freddato proprio ieri. “Ti voglio bene, ma non ti amo più”. Bum. Il mio amico A. è rimasto così male che ha cominciato a ridere di fronte a lei. “Peccato- mi ha raccontato il mattino dopo- che non fossi elegante di fronte a quella tristezza. Me l’avesse detto prima mi sarei fatto anche la barba”. L’ho fatto parlare per circa un’ora. Immagino che si sia sfogato. Con un muro però perché, francamente, non è che me ne freghi più di tanto dei sentimenti, dell’amore, delle donne, del desiderio, delle passioni, dei ricordi, dei rammarichi. Però dovevo recitare la parte della spalla sulla quale piangere e l’ho fatto volentieri. Anche perché alla fine mi sono guadagnato un cornetto caldo con un caffè. Ad un certo punto A. mi ha chiesto una canzone sulla quale struggersi. L’ho guardato strano, anche perché abbiamo gusti musicali molto diversi. Il primo colpo è stato piuttosto a freddo. “Ascolta Tiziano Ferro” gli ho borbottato io. “Non esageriamo” ha risposto piuttosto infastidito lui. Alla fine dopo vari tira e molla (voleva che gli consigliassi gli U2, ma gli ho spiegato che non conoscendo l’inglese non avrebbe capito nulla) siamo convenuti con Cesare Cremonini. Lo so, la cosa non è da machi cacciatori di femmine perennemente arrapati, ma tant’è che questo ragazzo ha cominciato ad imbottirsi di “Le tue parole fanno male”. “Le tue parole fanno male, sono pungenti come spine- recita l’artista emiliano- sono taglienti come lame affilate e messe in bocca alle bambine, possono far male, possono ferire, farmi ragionare sì”. E ancora: “Le tue ragioni fanno male, come sei brava tu a colpire!”. Ed infine, per farsi del male:  “Due lunghe e romantiche vite divise dalle parole!”. Ecco, l’effetto magari non è stato quello che avremmo voluto, ma in compenso abbiamo scoperto che Cremonini, soprattutto live, non è poi così male. Ah, comunque oggi il mio amico mi ha chiamato. Era piuttosto a pezzi. L’ho invitato a casa, ci faremo un aperitivo con delle salsicette e della birra sotto la mia prevola d’uva, al riparo dal mondo e dalle donne. Quelle che, alla fine, con le parole “ci fanno sanguinare” e “spantecare” e con i gesti invece ci rovinano le nostre, già precarie, vacanze.

Musica: “Le tue parole fanno male”, Cesare Cremoni (versione live)

Aforisma: “Quando ci si accorge che l’amore del nostro partner nei nostri confronti va irrimediabilmente spegnendosi, un sano istinto di sopravvivenza imporrebbe di lasciarlo prima di essere lasciati, per evitare di aggiungere al dolore della separazione anche quello dell’abbandono”. Vannuccio Barbaro, Scartafacci

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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