E se Moretti di Fs avesse…

Ho ascoltato le parole di Mauro Moretti, amministratore delegato del gruppo Fs, sul taglio del suo stipendio da 850 mila euro annui. Moretti è riuscito, dicendo che sarebbe costretto a lasciare il proprio posto se dovesse subire una notevole sforbiciata del suo emolumento, ad avere ragione e torto allo stesso tempo. Ragione perché, come lui ammette, in una situazione di libero mercato i migliori manager se li portano a casa le aziende disposte a spendere cifre da capogiro. Ci sono quei manageroni degli hedge found di tutto il mondo che in un anno riescono a portarsi cifre di almeno trenta o quaranta volte superiori lo stipendio di Moretti. Però lo stesso amministratore delegato di Fs sbaglia in alcuni punti e pone un serio problema, a noi osservatori, sul corroso mondo della politica e della finanza di questo paese. Innanzitutto c’è una questione di principio riguardante lo squilibrio tra finanza e produttività. Se chi è al vertice di un’azienda guadagna 850mila euro è socialmente ingiusto che l’ultimo addetto della stessa arrivi a mille e duecento euro netti. La forbice, purtroppo, è troppo grossa. Capita in Italia, ma anche nel capitalismo europeo ed anglosassone (per non parlare di Cina, India e Brasile). Poi c’è una questione legata alle alla natura delle aziende a co-partecipazione statale. Esse sappiamo che sono strategiche per l’intera nazione e spesso le nomine dei vertici sono decise dalla politica. Se i conti vanno bene è cosa buona. Se i conti invece vanno meno bene e i servizi sono scadenti non è la fine del mondo. In un regime di libero mercato invece il management, a fronte di risultati economico-finanziari non in linea con le aspettative, sarebbe defenestrato in un consiglio d’amministrazione. L’ultima questione riguarda proprio le Fs. Forse sui Frecciarossa ci si sente occidentali nel modo di essere trasportati, ma i trasporti locali, soprattutto quelli regionali, fanno piangere. Caro Moretti, chieda ai pendolari che, per mille euro al mese, sono costretti a salire e a pagare per viaggiare su dei carri bestiame. Loro sì che sarebbero contenti di vederla guadagnare cifre da capogiro lontano, lontassimo, da questo paese.

Presentazione del treno Frecciarossa 1000

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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