Il simbolo del Pdl trasformato in un Graal e la nostra scarsa scolarizzazione politica

Ieri per me è stata una giornata di riflessione. Mentre andavano in frantumi le mie speranze di vedere Rodotà al Colle (ma la mia prima opzione è sempre Emma Bonino) ho seguito la vicenda del simbolo del Pdl a Somma Vesuviana. Partiamo da un assunto: la mia impressione è che manchi una buona dose di scolarizzazione politica nelle nostre comunità. E non è retorica. Infatti, quella colata di malizia sui muri sommesi, rappresentata dal simbolo del Pdl con sotto il nome di Paola Raia, è riuscita a mettere in subbuglio una parte della politica locale e buona parte della cittadinanza interessata alla ricerca del Santo Graal pidiellino . Perché però voglio insistere sull’assenza di scolarizzazione politica. Perché molti dei nostri mali civici nascono da lì. Oggi la politica è totalizzante. Dalla macchina amministrativa ai servizi ai cittadini, passando per incarichi, appalti e (spesso) assunzioni, tutto passa dalle mani della politica. Per buona parte della Prima Repubblica il sistema era in equilibrio e la partecipazione era piuttosto allargata. I partiti, quei grandi contenitori che hanno contraddistinto il nostro 900’ (nel bene e nel male), oggi invece sono dei semplici comitati elettorali (la discussione sui partiti è molto complessa, un giorno credo che ne scriverò) che hanno dei buchi dentro (e la storia del Pdl sommese lo dimostra). Mi immagino nei panni di un candidato di quei partiti che ad oggi non hanno trovato collocazione. Entro in un casa a chiedere dei voti. Cosa dico? “Mi appoggereste alle prossime elezioni? Sono candidato col partito x”. Dall’altra parte mi chiederebbero: “Bene, e chi è il vostro candidato sindaco?”. Io imbarazzato dovrei dire: “Non lo sappiamo ancora, ma sto qui io, per qualsiasi cosa”. Ecco, quel “sto qui io”, è una forma imperante di ignoranza politica. Innanzitutto sistemica. Io riconosco innanzitutto me stesso, tecnicamente pretendente ad un seggio di consigliere comunale innestato in un sistema composto da un partito, una coalizione, un candidato sindaco ed infine un programma. In realtà il paradigma dovrebbe essere ribaltato: io riconosco un programma da attuare con un candidato sindaco supportato da una coalizione nella quale c’è il mio partito che è lì anche grazie al mio contributo. L’altro vizio invece è di carattere politico. Se io non conosco la coalizione e dunque il candidato sindaco (il programma vien da sé direbbe qualcuno) fino all’ultimo momento utile, posso dirmi al riparo magari dalla sorpresa di ritrovarmi insieme a chi, faccio un esempio banalissimo, ha sostenuto a stretto giro l’amministrazione (e quindi la pratica politico-amministrativa) che mi sto (e vi sto) proponendo di sostituire? Direi di no. Ed allora si ritorna alla scolarizzazione politica che manca nelle nostre comunità. I partiti dovrebbero cominciare a funzionare, in modo trasparente, 365 giorni l’anno. Coinvolgendo nelle scelte, sia di amministrazione che di opposizione, di contaminazione o chiusura, militanti e cittadini. Fare un programma, una coalizione e delle candidature non sono attività da svolgere negli ultimissimi mesi utili prima delle elezioni. Fare riunioni e tavoli ed attaccare in modo anonimo chi di queste riunioni “segrete” scrive è un atto da mitomani di bassa lega e zero cultura politica. Se si ha qualcosa da dire, lo si dica alla cittadinanza in modo chiaro e semplice. Trattare da una parte, guardare dall’altra, aspettare cosa fa quell’altro non è “fare politica”, è altro. Ed è in quell’altro, in quel silenzio ancestrale sostituito dal caffè sul marciapiede, che si annida la scarsissima scolarizzazione politica della nostra comunità ridotta, purtroppo, a dibattere su un simbolo, sulla composizione di una giunta, sui rapporti di forza tra questo e quel soggetto politico. Somme di numeri, sottrazioni di idee, di storie, di pratiche. I messaggi “del sono tutti uguali”, del “oggi stann’accà, riman’ stann’ a’ là!” andrebbero contrastati con un netto “cambiamo per cambiare (le cose), non per sopravvivere!”. Ma pure su questo c’è silenzio. Vuoi mettere l’adrenalina di giocare al chiuso di quattro mura al Risiko sommese (“attacco Palazzo Torino da piazza Vittorio Emanuele III con cinque armate”)? Vuoi mettere l’emozione di essere sposa promessa di molti pretendenti?

L’Aforisma: “Se non sei opportunista non fare il politico” J.F.

Musica: “I soliti accordi” di Enzo Jannacci e Paolo Rossi. ( http://www.youtube.com/watch?v=a2cf2CbexTc)

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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