Io mi vergogno per la ss268 e per i suoi morti!

Io mi vergogno per questo buco nero a cui abbiamo dato una sigla: SS268. Mi vergogno per quelle bare bianche inzuppate delle lacrime di povere madri. Mi vergogno di sapere che la “statalessessedueseiotto”, da pronunciare in un corto respiro, si sia inghiottita altre vite. Mi vergogno a sapere che quella strada ribolle di sangue e puzza di morte. Mi vergogno a leggere le statistiche secondo le quali su quei maledettissimi 27,200 kilometri hanno perso la vita più persone che tutti i militari italiani impegnati in missioni all’estero dalla seconda guerra mondiale in poi.  E Libano ed Iraq, Somalia e Balcani non sono stati interventi semplici e senza lutti. Lì ci sono morti tutti. Giovani, giovanissimi, adulti, anziani, maschi, femmine. Ecco, mi vergogno di fronte a questa macabra democraticità. Mi vergogno per lo stato in cui mal-versa quell’arteria che da Cercola porta ad Angri. Mi vergogno del fatto che in tanti anni quella lingua d’asfalto sia sempre e solo un pericolosissimo cantiere fatto di stretti tornanti e segnaletica raffazzonata. Mi vergogno perché è scarsamente illuminata. E provo imbarazzo per il fatto che in alcuni tratti (Somma-Ottaviano e Sant’Anastasia-Madonna dell’Arco) un minimo errore possa essere fatale, manco attraversassimo  il ponte sospeso Hussaini, in Pakistan. Mi vergogno perché nemmeno in quelli che definivano “paesi da terzo-mondo” ci sono strade così. Ed anche se ci fossero, i pericoli sarebbero minori perché lì, il tempo è lento, aggraziato e non è visto come una fiera da catturare, da piegare ai nostri ritmi, ai nostri istinti. Ma mi vergogno anche perché da mesi continuiamo ad assistere inermi ai lavori, assuefatti al fatto che ormai le nostre infrastrutture, quelle che dovrebbero semplificarci la vita, sono in realtà delle opere incompiute, pozzi neri dai quali molti ci guadagnano e tutti ci perdono. Mi vergogno del fatto che lungo quella strada non ci sia un controllo effettivo; come se lo stato si fosse arreso all’evidenza del suo fallimento. Lo Stato e tutti i suoi rappresentanti, a tutti i livelli. Ma mi vergogno anche perché non siamo in grado più di comprendere il senso della vita, il suo valore. Non riusciamo a capire che un sorpasso, spesso azzardato, in condizioni di precarietà, non è un diritto né un gioco. Mi vergogno perché spesso guidiamo pensando che quattro ruote ed un pezzo di plastica siano la nostra zona franca in equilibrio sul viscido asfalto del  mondo. Mi vergogno per il fatto che in questo paese non esiste un briciolo di normalità. E mi vergogno anche  perché corriamo, corriamo, corriamo, su lastre di sangue, senza sapere, realmente, dove stiamo andando. E mi vergogno infine perché non so manco più a cosa serve la mia indignazione.

Musica:  everybody hurts dei R.E.M., nella versione di Joe Cocker

aforisma: “Bisogna piangere gli uomini alla loro nascita e non alla loro morte”.Charles-Louis de MontesquieuLettere persiane, 1721

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Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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