L' estate, la stagione imperfetta

Il destino gli uomini spesso lo portano nello stomaco. Sono voraci nel divorarlo e lenti, lentissimi, nel digerirlo. Il mio amico A. il suo se lo è fagocitato in pochissime ore su un’isola divenuta esilio. Cicerchie selvatiche, zucchine in umido, linguine allo scoglio, gamberi “abbottonati”, frittura di paranza. Mangiare senza poesia e’ l’arte di chi rincorre un rifiuto. A.mi ha scritto dal porto. Dice che ha guardato per ore gli aliscafi partire. Vuole cominciare dalla fine, dall’attimo in cui, fuori un’edicola, ha scoperto che G. in realtà aveva prestissimo voltato pagina. Lui era fermo con in mano un giornale. Dentro la vitalità di un ragazzino che di domenica sta per andare ad infilarsi nel lettone dei propri genirori. Lui sarebbe andato da G., l’avrebbe sorpresa, anche senza i fiori. Tralascio le descrizioni dei bagnanti e dei vacanzieri, formiche colorate e colorite impegnate a trasportare le ultime ore di queste vacanze segnate dalla crisi. A. me lo concederà perche’ sa che a me (e a voi) certi dettagli non intessano. Dicevamo di A. e dell’edicola. Era li’ quando ad un tratto ha visto in lontananza G. che lentamente percorreva il corso tra i bagnanti indaffarati, i negozi di souvenir e l’odore dei cornetti caldi. Sembrava sola, imbronciata, com’era tutte le mattine quando la sua bellezza fragile si lasciava dietro il torpore della sera passata. A lui è sembrato per un attimo che il collo fragile, nudo, non potesse sorreggere il peso di quel miracolo. È durato un attimo. Tutto gli squarci di gioia durano un attimo se vivi nell’angoscia. Ed A. vive nell’angoscia. G. si gira. Alle sue spalle un ragazzo. Tralascio anche qui la descrizione, ad A. nonon piacerebbe che la riportassi. Si abbracciano. Non si baciano, o almeno chi scrive lo omette. È al quel punto che A. capisce. Alza il giornale sulla faccia, si mischia tra i turisti. Un posto di vacanza e’ a volte il posto migliore per nascondersi. Non ha seguito i due con lo sguardo, li ha visti infilarsi in un vicolo che porta alla rimessa delle barche. Ha immaginato che ne prendessero una per prendere il sole in quale caletta poco affollata prima di immergersi a CalaFonte. Poi ha riso. Si’, ha proprio riso e se n’è andato al porto a vedere gli aliscafi. Li’, leggero, ha ingurgitato tutto quello che poteva. Anche il pensiero di G.. Anche il destino di chi è lasciato in estate, stagione imperfetta e corpulenta schiava delle sue tavolozze colorate.

Aforisma: “I colori maturano la notte” A.M.

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Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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