La Champion amara di Napoli, Juve e del calcio italiano

Diciamocela tutta: l’ultima giornata dei gironi di qualificazione agli ottavi della Champions League ha smentito mesi e mesi di vuote discussioni sul malessere del calcio italiano e sulle sue (magre) aspettative. Partiamo dalla Juventus. La Vecchia Signora è la più europea delle nostre formazioni. Ha una grande squadra con almeno un top-player (Pirlo, mentre Buffon è in calo vistoso) ed un futuribile Pallone d’Oro (Pogba). Ha diversi ottimi calciatori dal respiro europeo (Vidal e Tevez su tutti). Ha lo stadio di proprietà che rispecchia quello dei migliori club di Inghilterra, Germania e Spagna. E’ avanzata nel marketing ed organizzata dal punto di vista societario. Ha un ottimo settore giovanile ed è pure quotata in Borsa. Dunque cos’ è mancato allo squadrone di Antonio Conte?

Capitolo Napoli. Era nel girone della morte. E’ uscita con 12 punti., giocando e vincendo un’ottima partita con l’Arsenal. Però qualcosa non mi convince in questo nuovo Napoli targato Benitez. Lo spagnolo doveva essere l’uomo del salto di qualità in Europa. Ha fatto peggio di  Mazzarri, il provinciale per eccellenza, che però, in un altro girone della morte con Bayern Monaco e Manchester City, portò a casa la qualificazione agli ottavi.

In ultima istanza il Milan. La peggiore delle tre che naviga nei poco gloriosi bassifondi della classifica della serie A ce l’ha fatta. Certo, il match con l’Ajax (non il Barcellona o il Real Madrid), ha ricordato le vecchie barricate delle guerre d’indipendenza ottocentesche, ma tant’è che i rossoneri sono nel novero delle migliori d’Europa.

Ora detto questo cos’è che non va nel nostro calcio? L’impressione è che noi il pallone, a tutti i livelli, non sappiamo più farlo. Manchiamo di autoritarismo anche psicologico. Andiamo a giocare a Londra o a Madrid con l’etichetta della vittima sacrificale. Fate per esempio caso a come abbiamo reagito dopo il sorteggio dei gironi ai mondiali. Siamo sprofondati nella depressione per un girone che comprende, tra le altre, Inghilterra e Uruguay. Ora con tutto il rispetto per queste due formazioni e per la loro storia calcistica, ma immagino che dovrebbero essere loro a tremare per il fatto di trovarsi contro l’Italia. Così come a tremare dovrebbe essere stato il Galatasaray per il fatto di giocarsi uno dei due posti con i campioni d’Italia e i vicecampioni di Spagna.

Ma non è solo l’autoritarismo. A noi mancano anche le intuizioni, quelle buone. I club italiani spendono e spendono male. Arsenal e Borussia hanno speso in estate, ma non quanto il Napoli. La Juventus ha pescato i parametro zero Tevez e Lorente, ma il miglior acquisto in difesa, Ogbonna, non gioca mai. Il Milan addirittura ha preso il giapponese Honda, l’ennesima mezza punta in una squadra che in difesa si concede i Costant, i Zapata e i Bonera. Male però hanno speso l’Inter (Icardi l’innamorato e Belfodil stanno entrambi deludendo in una squadra a cui servirebbe una prima punta), la Lazio e probabilmente anche la Fiorentina, al momento al di sotto delle loro aspettative. L’unica che sembrerebbe azzeccata è stata la Roma la quale però ha dovuto sborsare bei soldoni (Strootman, Benatia e Gervinho non glie li hanno regalati) per portarsi a casa una squadra comunque “esterofila”. E se guardiamo i monti ingaggio comunque rabbrividiamo visto che essi sono piuttosto pesanti rispetto alle squadre medie del vecchio continente.

Dunque cosa servirebbe per uscire dal pantano ed evitare che tra poco la truppa tricolore nell’Europa del calcio che conta passi dalle tre alle due formazioni?

Una rivoluzione che, oltre ad essere strutturale e culturale,  dovrebbe partire dalla ripartizione dei denari delle tivvù. Sì perché andrebbero rinforzate le squadre medie piccole con una migliore perequazione delle risorse. Aumentare la qualità media del campionato significa aumentare la qualità media delle grandi. E significa anche vendere meglio il prodotto calcio in giro per il mondo. Poi oltre ai bilanci sani (a cui teniamo solo in Italia visto che le altre squadre d’Europa o sono figlie di mecenati arabi o finanziariamente dopate come Real Madrid e Barcellona), servirebbe anche un poco di coraggio. Perché nel calcio non sempre chi spende di più vince, ma se non spendi bene comunque resti al palo. E questo Juve, Napoli e milioni di tifosi l’hanno capito ieri sera.

Aforisma: Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre. Winston Churchill

Musiche: Jubel, Klingande

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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