La politica ed i suoi anticorpi, quando un cambiamento è segno di speranza

Le elezioni a Presidenti dei due rami del Parlamento di Laura Boldrini e di Piero Grasso hanno dimostrato una cosa prima di tutto: la politica, se ben accerchiata, ha gli anticorpi necessari. Non per il cambiamento, quello è lento e doloroso, ma quantomeno nell’aprire i nostri cuori alla speranza. Sì perché, al di là di analisi politiche più profonde e complesse, la nomina di sue soggetti dall’alto profilo morale, etico, sociale, civico, internazionale e slegati per certi versi alla grigia e macchinosa burocrazia partitica infonde in noi cittadini la speranza dell’ “eppur si muove”. Io nei segni ci credo. Prima Papa Francesco, poi la Boldrini e Grasso. Il primo è venuto al mondo (come Papa s’intende) per ricordare a tutti che parte dell’umanità deve arrestare per un attimo la sua fame di vanagloria, potenza e ricchezza per voltare realmente il suo sguardo ai poveri. Certo, probabilmente questo argentino non riformerà la Chiesa (e certe sue concezioni preistoriche), ma percorrerà una strada che fino ad ora in molti si erano ben guardati dal percorrere. Gli altri due invece sono nati per ricordare ai poveri di spirito politico che in questo paese non si è tutti uguali, tutti alla stessa maniera. A me personalmente non interessava il cambiamento in senso lato, ma il profilo dei soggetti a cui affidare i destini della seconda e terza carica dello Stato. E meglio della Boldrini e di Grasso non si poteva pescare, anche se resto dell’idea che i magistrati dovrebbero essere incandidabili per una serie di ragioni che non sto qui a spiegare. Certo, la deriva è sempre dietro l’angolo. Monti ha bluffato ed è andato in bianco in tutti i sensi. Schifani ha rischiato di diventare di nuovo il presidente del Senato. Berlusconi si è presentato agghindato, con tanto di occhiali da sole, come certi personaggi cinematografici interpretati dal buon Servillo. A Roma sì, in tribunale no. I suoi trombettieri giornalisti sono corsi a scrivere analisi ed editoriali per smontare la vittoria di Bersani e di un intero paese stufo persino di vederli passeggiare per strada. Grillo dal canto suo ha già lanciato le fatwa. “Chi ha votato di testa sua ne tragga le conseguenze” ha dichiarato il comico genovese. Ieri insomma abbiamo avuto in subbuglio il cuore e la testa. La testa, già, quella che si volta indietro a ricordare i trentacinque anni della strage di via Fani, in cui fu rapito l’”Onorevole” Aldo Moro, leader intellettuale e politico di una delle stagioni più nebulose della nostra nazione. Ora però il futuro è diverso. Probabilmente sarà difficile mettere in piedi un esecutivo stabile che possa riformare quei pochi punti di cui l’Italia ha bisogno per riprendere ossigeno. Anche se, per una volta, gli italiani sono “inginocchiati” non per il disagio, ma per il rispetto, la stima e l’affetto che meritano le figure che si stanno affacciando nei posti chiave delle nostre Istituzioni.

P.S. Io per la Presidenza della Repubblica ho una cotta per Emma Bonino.

L’aforisma: O Dio, dacci la serenità per accettare quello che non si può cambiare, il coraggio di cambiare quello che va cambiato e la saggezza per distinguere l’uno dall’altro. Reinhold Niebur, Preghiera

La canzone: Modena City Rambles- I Cento Passi

 

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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