La protesta Tares e l'inadeguatezza della nostra politica che si rifà il look per le elezioni

Quello che è successo ieri, durante la manifestazione di protesta contro la Tares nel cortile di Palazzo Torino, dimostra, ancora una volta, l’inadeguatezza della nostra classe politica e del difficile, difficilissimo rapporto che essa, in anni di negligenze ribaltate solo durante le elezioni, è riuscita a instaurare con i cittadini. E provo a spiegare il perché. Non entro nel merito della Tares in quanto tale. Essa è stata voluta da questa amministrazione che si è allineata alla scelta di 6 comuni sui 92 presenti nella provincia di Napoli. L’entrata di questa tassa/tariffa è stata a gamba tesa in un contesto di gestione delle risorse pubbliche piuttosto squilibrato. Prova n’è l’aggio che viene dato alla Geset che, secondo il contratto, andrebbe contrattato all’introduzione in città di ogni tassa o tributo nuovo. E la Tares in questo momento lo è. La Geset non è però l’unica pecca. Lo squilibrio nasce anche da una scriteriata gestione provinciale dei rifiuti e da un anomalo rapporto tra gli Enti comunali ed il Conai, il consorzio che raccoglie parte dei rifiuti che sversiamo all’isola ecologica (in sostanza il Conai redistribuisce solo il 20% degli utili derivanti dal riciclo, mentre in Europa il rapporto è inverso con l’80% al Conai ed il 20% ai comuni che applicano sgravi sostanziasi ai cittadini). E non voglio nemmeno entrare nella vicenda dei 125mila euro da “redistribuire”. A parte il fatto che una cifra del genere sarebbe come curare un tumore con l’aspirina. A parte anche che, nel mettere in piedi la norma e la sua applicazione, da Palazzo Torino avrebbero dovuto pensare ad un regolamento che agevolasse le fasce deboli del territorio. C’è però un problema tecnico: a mio avviso, ma sarò ben lieto di essere smentito, i tempi tecnici per lo studio, il passaggio in commissione consiliare al Bilancio, il voto in consiglio comunale e la formazione di graduatorie pubbliche per eventuali sgravi non sembrano esserci. Ma ripeto, spero di essere, almeno una volta, smentito. Quello che mi ha colpito ieri però è stato il modo in cui vengono fatte delle scelte e successivamente proposte. Ed in questo c’è il cortocircuito della nostra cittadina. La politica è anche l’arte di spiegare certe scelte, anche se impopolari. E’ stata scelta la Tares? Bene, benissimo, ma perché la si deve spiegare a dei cittadini incazzati, nel cortile del Palazzo, mentre qualche consigliere comunale azzanna qua e là cartelle con la promessa della rateizzazione (che è un diritto del contribuente)? Ieri in molti invocavano i politici che ci mettessero la faccia. A mio avviso questo concetto è l’ennesimo atto di analfabetismo politico di chi vorrebbe interessarsi della cosa pubblica. Il primo contatto Tares l’abbiamo avuto con una delibera di giunta del 27 luglio scorso. Da allora nessun partito, di destra, sinistra, centro è stato in grado di mettere in piedi una manifestazione nella quale spiegare i rischi, o anche i vizi e le virtù, di ciò che avrebbe finito di sfondare le tasche dei contribuenti sommesi. Questo concetto diventa ancora più desolante se analizziamo il guazzabuglio delle Attività Produttive. Zero assessori pronti ad aprire riflessioni o tavoli di concertazioni, zero associazioni in campo, se si esclude l’Aicast (mentre ahimè, l’Ascom non ha proferito parola sulla vicenda). Poi ci si chiede come mai, un martedì pomeriggio arrivi la gente al comune (poca tra l’altro se si escludono gli addetti ai lavori) a protestare. E pazienza se poi sentiamo, in questa pre-campagna elettorale che la responsabilità è di tutti, cioè sostanzialmente di nessuno. E pazienza, immensa pazienza, se poi ci ritroviamo a discutere di eventuali candidature a sindaco di persone che, pur presenti nelle istituzioni, in effetti non hanno alcunché da dire su questa vicenda. Nessuno sembrerebbe voler addossare la croce all’altro, a maggior ragione se potrebbe essere un suo potenziale alleato o candidato. Tutti alla finestra. Tutti in silenzio. Destra, sinistra, centro. Come se fosse tutto normale. In un giorno di protesta, in un giorno di rabbia qualsiasi.

Musiche: Buffalo Springfield – For What it’s Worth

Aforismi: I nostri uomini politici non fanno che chiederci a ogni scadenza di legislatura un atto di fiducia. Ma qui la fiducia non basta: ci vuole l’atto di fede. Indro Montanelli

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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