L'estate dei colori.

Il mio amico A. è tornato all’attacco. Non con la sua ex che si e’ diradata come certi buoni sapori estivi, ma con me. Oggi mi ha chiamato per raccontarmi un episodio. La voce l’ho sentita più tranquilla, ma sembra comunque ancora nevrotico e scosso dall’abbandono estivo. Ha smesso di ascoltare Cremonini. Delle parole (che fanno male) ne ha fatto un’abbuffata ed immagino che gli siano bastate. Ha a me chiesto se G. si fosse fatta viva. Gli ho risposto di no, ma gli ho promesso che un giorno la cercherò per lui. Comunque ha subito cambiato argomento. Mi ha spiegato la sua teoria dei ricordi. Secondo lui essi sono “come le lumache perché vengono fuori sempre con la pioggia”. Ho glissato, semplicemente perché ho trovato ridicolo questo paragone. Dicevamo del ricordo. Mi ha raccontato che era in spiaggia oggi pomeriggio. Ha aspettato che i suoi familiari andassero via. Voleva godersi il tramonto con i piedi nella sabbia umida e la brezza ad accarezzargli i capelli. Il profumo della salsedine spezzato dall’ odore del pesce fritto nel chiosco . gli hanno tenuto compagnia. Poi il tutto ha lasciato spazio ai ricordi. Ad un certo punto il mio amico A. si è soffermato a scrutare l’orrizonte (di cui mi ha anche inviato una foto). Ho provato a spiegargli che a me gli orizzonti non appassionano, ma niente, lui ha proseguito nel suo racconto. Ebbene A. si è trovato di fronte una sfumatura rosa, incastrata tra il verdone del mare e l’argento del cielo. Mi ha spiegato che quel rosa anticato l’aveva già vissuto. Lo indossava con sofisticatezza una ragazza dai capelli rossi ed i lineamenti gentili con la quale era stato una volta a cena. “Non puoi capire” ha esclamato con voce eccitata. “Era l’unica donna che conoscevo capace di portare con grazia quel colore piuttosto fuori moda. E il tutto mi piaceva. E in verita’ lei mi piaceva”. A quel punto ho capito perché il mio amico A. ci tenga tanto a raccogliere le lumache dal suo piccolo giardino inumidito. Forse per dare un senso ai colori, al di la’ della bellezza dei luoghi. Forse per resistere in solitudine alle donne. O forse perché semplicemente d’estate ci sono quelli a cui un tramonto basta e avanza per sentirsi vivo.

Aforismi: Perdonatemi − sarò matto, sarò − ma per me, tranne qualche pezzetto di fica, non me ne fregherebbe proprio un tubo, se morissero tutti, al mondo. Sì, lo so, non è carino. Ma io sarei contento, come una lumaca. Dopotutto è la gente che m’ha reso infelice. Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia, 1972

Musica: Libertango, Astor Piazzolla

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Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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