Lettere dal Ferragosto.

Aprendo la mia posta ho trovato questa lettera del mio amico A. La condivido con voi: “Caro amico, buon Ferragosto. Non ti ho chiamato ne’ risposto per non tediarti con le mie paturnie. So che comprenderai. Sono qui su questa spiaggia da solo. Il mare vibra inquieto, lentamente, senza fretta. In lontananza si stagliano le luci dei paesi arroccati. Li’ immagino che ci sia vita, storie di donne ed uomini intrecciate tra loro. O magari semplici sprazzi di indifferenza. In verità anche su questo groviglio di ciottoli c’e’ una certa vitalita’. Sono le comitive impegnate nei consueti falò di Ferragosto. Una ragazza prima mi si è avvicinata. Mi ha chiesto se volessi qualcosa da bere. Sembrava piuttosto carina. Era riccia, col seno piccolo ed i lineamenti gentili. Indossava degli shorts con sopra una canotta bianca ed un maglioncino scuro. Al collo aveva una collana nera, ho pensato fosse onice. Ho guardato la mia birra diventata calda. Le ho risposto che non volevo niente tantomeno mi sarei aggregato a loro. Stasera ho l’angoscia di essere solo all’appuntamento. In questa G., la mia G., non è con me. Forse non lo sarà mai più. È così questa spiaggia sembra per me il deserto dei tartari. Ho in mano la macchina fotografica. Non ho scattato una foto, che sia una. Io avevo pensato a tutto. Saremmo venuti qui io è lei. Ci saremmo stretti l’un l’altro. Avremmo fatto l’amore e mangiato, poi bevuto, poi di nuovo l’amore. Poi ci saremmo raccontati quello che in questi mesi abbiamo tenuto nel cassetto. Io l’avrei guardata, lei mi avrebbe guardato. Avremmo seguito i nostri profili bruciare sotto questa mezza luna bianca come una sposa. Le avrei chiesto se con me fosse felice. Lei credo che mi avrebbe chiesto lo stesso. Le avrei chiesto dei suoi vecchi amori. Le avrei raccontato delle mie passioni. Avremmo fatto il bagno, nudi, nell’immensita’ di questo spicchio di mare. Non avremmo avuto alcun riflesso, ne’ l’avremmo cercato. Avremmo sconfitto il freddo col calore dei nostri corpi. Avremmo accarezzato l’alba e tirato su per le narici l’odore della salsedine. Ai primi raggi di sole ci saremmo spogliati della notte. Lei avrebbe indossato una delle mie camicie. Mi sarei portato quella celeste, quella che a lei piaceva tanto. Le avrei scattato delle foto. Lei sbarazzina, vezzosa, i piedi calpestati dalle onde e le braccia larghe. Lei immortalata mentre balla una danza strana, con i capelli arruffati ed il rossetto rosso ciliegia. Poi avrei preso l’immagine più bella, l’avrei stampata. Dietro le avrei scritto una poesia francese che tanto le piaceva. La leggemmo insieme, la scelsi io, l’indosso’ lei. Ecco, questo sarebbe stato il mio Ferragosto, dove qualcosa finisce sempre. Sto cambiando idea. Mi aggrego alla ragazza che mi ha invitato. È Ferragosto, qualcosa potrebbe cominciare. Ti chiamo domani. Rispondi per favore. Ciao A.”. Avrei voluto rispondere ad A. gli avrei scritto del “raro verificarsi del previsto” di W.C. Williams. Ma decido di andarmene a letto. Buona notte e buon Ferragosto.

.L’Aforisma: “Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte/ Il primo per vederti tutto il viso/ Il secondo per vederti gli occhi/ L’ultimo per vedere la tua bocca /E tutto il buio per ricordarmi queste cose /Mentre ti stringo fra le braccia” J.P.

Musica: E dimmi che non vuoi morire, Patti Pravo.

Immagine

 

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

    Seguimi su:
  • facebook
  • twitter