Noi, voi, orfani di Silvio Berlusconi.

Io me lo ricordo il primo spot lanciato da Canale 5. La colonna sonora, distorta dal vecchio televisore Nordmende che avevamo nel salone, introduceva questo signore sorridente e rassicurante che dal suo studio caldo si presentava agli italiani con pillole di liberalismo sconosciute ai più, presi dall’asfissia dell’infinità democristiana morente, dal rampante socialismo spazzato via dai giudici di Mani Pulite e dal comunismo sfigato ed in perenne ricerca di una nuova identità. Io avevo poco più di una dozzina d’anni e stavo vivendo con quegli occhi la nascita di ciò che sarebbe diventato il nuovo “ventennio”. A scuola i primi tifosi portavano ai baveri le prime spillette di quel movimento, Forza Italia appunto. Noi ci si divideva e francamente Berlusconi ci piaceva. Così cominciammo ad imparare le prime parole legate al personaggio. Il self-made man, l’uomo fattosi da solo, l’imprenditore che non campava di politica, lo snellimento burocratico, le “meno tasse”. Poi arrivarono i giudici comunisti, il mi consenta, il successo, il tifo sfegatato. Il riccone non era più Agnelli, ma Berlusconi. “E chi si Berluscon’” si sentiva in giro rivolto a chi ostentava ricchezza. Poi scoprimmo gli altarini. Lo studio del Cavaliere era finto, così come finto era il calore delle immagini. La calzamaglia in nylon fu una genialata comunicativa. Finti erano anche i capelli, i propositi e le rivoluzioni liberali annunciate da questo signore fattosi da solo a colpi di immagine più che di sostanza. Un certo giornalismo cominciò a spulciarlo di tutto. Santoro (e Travaglio con Gomez) su di lui ha costruito le sue fortune. Così la magistratura. Più lui cresceva più aveva il fiato sul collo. E più lo aveva e più lo spezzava a colpi di leggine ad personam. Le sue tivvù ed i suoi giornali diventarono macchine da guerra. La Rai, la gloriosa Rai, predellino negli anni delle reti del Biscione. Gli editti bulgari, i girotondi, le corna ai vertici, le galanterie non richieste. O emergeva in te il B. o lo avversavi con sdegno. Abbiamo discusso per mesi sula mignottocrazia, sul merito, su una certa intellighenzia di guerra. Berlusconi però ha anche inventato la sinistra per certi versi. Senza di lui gli eredi del comunismo (e più in generale quelli della galassia sinistroide italiana) sarebbero stati nudi di fronte alla gente che avrebbero dovuto governare. Avrebbero potuto stanarlo con una legge seria sul “conflitto d’interessi”, ma D’Alema, e con lui un’intera classe dirigente decretò che non fosse il caso. Non ci sono buoni se non s’inventano i cattivi.  Oggi siamo ai titoli di coda. Quel “pregiudicato” è stato per molti una liberazione. Una corsa affannosa durata vent’anni fuori e dentro il berlusconesimo, religione politica, economica e culturale incentrata sul culto del Capo, un Capo cafone, gallo cedrone di un paese ricco di trash e povero di austerità. La cosa che più mi colpisce però sono gli anticorpi che la stessa destra italiana, la mia destra, la nostra destra, sta cercando di darsi per reggere l’urto della condanna del proprio leader (ed in verità anche la sinistra visto che l’onda lunga sta abbracciando e soffocando anche il Pd). Il ritorno di Forza Italia, il ricatto all’italiana sulla Grazia, la salita sul predellino di un nuovo Berlusconi, Marina, la preferita del satrapo. Insomma, cambi tutto per non cambiare niente tanto, un ventennio in più o uno in meno, non ci cambia la vita e, per fortuna, nemmeno le vacanze.

Aforismi: Dio ci deve proteggere perché sono profeti di sventura, fanno male al paese e da quando l’italia non obbedisce ai loro stimoli, da quando ha deciso di cambiare hanno smesso del tutto di amarla. S.B.

Musiche: Giudizi Universali, ovviamente la versione live, quella in cui Bersani, Samuele ovviamente, spiega che il ritornello è “Potrei ma non voglio”!

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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