Non so perché, ma adoro scrivere

“Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo” scriveva Charles Bukowski. Ecco, non so se con la mia penna riuscirei a creare un’immagine tanto potente, ma alla fine credo che adoro scrivere. Non so perché, ma so in cuor mio so che mi piace farlo. Non canto, non ballo, non recito. Sono piuttosto noioso e probabilmente annoiato. Però adoro scribacchiare. Oggi mi hanno chiesto con cosa mi rilassassi. Ho risposto scrivendo. Scrivo perché sono curioso, scrivo perché quando lo faccio mi sento vivo. Il tratto, il segno, salveranno il mondo. La scrittura salverà l’Amore. Basta con questo pragmatismo cafone. Ritorniamo a scrivere lettere appassionate ed appassionanti. Anche Mussolini scriveva lettere. Alla Petacci. Lui, l’uomo del grano e della guerra, delle leggi fascistissime e di piazzale Loreto, riusciva ad essere tenero con una penna ed un pezzo di carta tra le mani. Caterina D’Aragona, dopo l’esilio da Londra e presa dalla malattia scrisse una dignitosissima lettera d’amore ad Enrico VIII.”Per ultima cosa, giuro che i miei occhi desiderano voi sopra ogni cosa” rivelò la regina al consorte che l’aveva ripudiata. La regina Vittoria, una delle figure politiche più importanti e potenti del mondo nell’ottocento, quando perse il marito Alberto si mise a nudo: “Quella povera bimba senza padre di otto mesi è ora una vedova di quarantadue anni completamente  affranta  e dal cuore spezzato! La mia vita felice è finita! Il mondo per me se n’è andato! Se devo continuare a vivere ( e non farò nulla che possa farmi stare peggio di ora) sarà d’ora in avanti solo per i nostri poveri figli senza padre …per il mio triste paese, che perdendo lui ha perso tutto,e solo per fare  quello che so e sento  lui vorrebbe,perchè lui è vicino me… il suo spirito mi guiderà e mi ispirerà!  Ma…che male fa essere tagliata fuori dalla vita nel fiore degli anni…vedere la nostra  pura, felice, quieta vita  domestica , che da sola mi dava la forza di sopportare la mia posizione così poco amata, SVANIRE a quarantadue anni…mentre io avevo sperato con tanta intima certezza che Dio non ci avrebbe mai diviso e ci avrebbe fatto invecchiare insieme ( anche se lui parlava sempre della brevità della vita). Una regina trasformata in una creatura sola in un mondo che avrebbe dovuto affrontare senza il suo principe, senza il suo Alberto. Dunque le lettere. In esse si può essere sinceri. Con esse possiamo essere padroni di quelle emozioni che non vengono alla luce sotto il sole. E’ come se la parola, la scrittura, fosse la filigrana dell’anima. C’è un mondo che corre, lo fa all’ impazzata e con poche (buone) speranze per il futuro. E’ c’è chi ha voglia di sedersi, di scrutarsi, di riporre la sua sostanza nelle mani, la sua luna nei pantaloni. E si mette a scrivere, ad amare e ad amarsi. Considero scrivere un valore ed amare la sua grammatica.

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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