Non sono candidato, ma non ne me vado al mare.

E’ bastato che si candidasse un Gaetano Di Matteo nell’Udc per far partire i colpi dai fucili da tempo spianati. Naturalmente, come spesso capita, quei fucili erano caricati a salve. Perché si tratta di un semplice caso di omonimia visto che il signore in questione, persona assai perbene, è nato nel 1956, mentre io sono nato nel 1981. Perché però quel nome ha fatto tanto scalpore? Forse perché in questi cinque anni di elucubrazioni mentali di molti si pensava davvero che io fossi al soldo dei centristi o roba del genere. O forse perché in questi anni ci siamo caricati addosso, io ed altri giornalisti, io ed altri che hanno a cuore le sorti di questa città, una serie di tematiche sulle quali ha politica ha continuato e continua a starsene in silenzio, come se tutto fosse normale. O forse perché si vuole a tutti i costi assassinare l’onestà intellettuale delle persone giocando sulla demonizzazione dell’appartenenza politica dei soggetti. Così è con me, così è con Gabriella Bellini, candidata nel Pd e al quale faccio un in bocca al lupo. La verità è che la politica è una delle cose più belle che l’uomo abbia  inventato. E la verità è che i partiti vanno sostenuti ed aiutati, non demonizzati o sviliti, se non altro perché alla fine sono quelli che vanno a governare. E la candidatura in uno di essi non è altro che il frutto di un percorso politico nel quale maturare, con convinzione, l’idea di presentarsi di fronte ad un elettorato a chiedere fiducia. Poi se vogliamo ragionare dell’opportunità che i giornalisti si candidino va bene. Ognuno la pensa come vuole, ma resta il dato che se il giornalismo è un potere (con quello che leggono gli italiani ci si dovrebbe ricredere) allora dovremmo analizzare anche una serie di professioni sensibili a “certe pratiche” e che puntualmente ci ritroviamo nell’agone politico. Dai medici a quelli che lavorano nelle aziende che offrono servizi ai comuni (io cattivo e malizioso posso anche pensare che un amministratore dica: “Se ti candidi o se mi voti va bene, altrimenti tu per questo comune non ci lavorerai più”). Dagli imprenditori edili le cui ditte diventano successivamente fiduciarie del comune agli avvocati che poi prendono gli incarichi comunali per sé e per i propri amici. Perché l’idea di chi scrive su un giornale, su un blog, su una bacheca di un social network può essere smentita, dibattuta e contestata. Non sul marciapiede, ma nelle sedi opportune. Il clientelismo invece resta dov’è. Così come la corruzione. E forse qualcuno in malafede, invece di quel Gaetano Di Matteo candidato o meno, dovrebbe preoccuparsi di ben altro in questo paese.

L’aforisma: “Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. Dal Vangelo di Matteo 7,5

Musica: “Creuza de ma” Fabrizio De Andrè.

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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