Primarie di centrosinistra, ecco chi non doveva vincere

Alla fine il popolo sovrano del centrosinistra ha deciso: sarà Peppe Auriemma il suo candidato sindaco. Il dato di partecipazione è stato piuttosto buono, anzi ottimo, quasi da spendibile in giro per i tavoli provinciali: 3200 anime di sinistra a far il loro dover di militanti. Tremilaeducento tra donne ed uomini, legati da un’empatia democratica ed ancorati al sogno, materializzatosi, di poter decidere con le proprie mani il candidato che concorrerà alla poltrona di primo cittadino. Tutto è bene quel che finisce bene si leggeva nei vecchi racconti per bambini. La verità però è che noi non siamo in un racconto e non nemmeno siamo bambini. Queste primarie, le prime della storia di questa città, hanno visto la partecipazione anche del centrodestra. Ed anche in modo piuttosto vistoso. Non si sa se il doping destroide sia stato iniettato scientificamente o casualmente, ma tant’è che a votare si sono presentati in molti che l’unica cosa che hanno a sinistra è la pochette della giacca. Certo, non siamo ai livello dei cinesi che si presentarono alle primarie qualche tempo fa a Napoli (alla fine poi Cozzolino, dopo tre anni di accuse e purgatorio, l’hanno candidato alle europee; questo Pd fa cose notevoli), ma certamente fuori dai seggi si sono viste molte scene eclatanti. Dirigenti di partito, ex consiglieri comunali, probabili candidati, famigliole, grandi elettori, aficionados. Tutti rigorosamente di centrodestra. Alla faccia della purezza. Certo, qualcuno dirà che lo strumento è sempre migliorabile. Ma Metodio per esempio, nel suo ragionamento post-primarie, pone, tra le altre cose, l’accento critico sulla vicenda:<< Il meccanismo va perfezionato e reso immune dai condizionamenti esterni, dalle campagne del fango e da subdole iniziative di voto di massa che, ahimè, domenica si sono verificate>>. E allora a chi ha giovato l’intervento del centrodestra? O meglio, chi doveva stanare il centrodestra o “i centrodestra”? Due su tutti a mio avviso. Il primo era proprio Metodio. Il “ragazzo”, come l’ha definito qualche suo competitors, utilizzando il più mancino dei tiri, poteva essere l’elemento di rottura contro due coalizioni marcatamente conservatrici. Sicuramente non avrebbe avuto speranze di vincere le elezioni, ma con qualche cavallo in più nel motore della sua macchina, che non sarebbe stata  solo La Città Cambia, avrebbe comunque creato parecchie difficoltà soprattutto alla coalizione che si starebbe formando intorno a Forza Italia e Antonio Granato (quella intorno a Pasquale Piccolo sembra elettoralmente troppo forte). L’altro che mai e poi mai non avrebbe dovuto vincere le primarie era il Moloch del centrosinistra: Crescenzo De Falco. In molti temevano che un’eventuale vittoria del De Falco avrebbe fatto saltare il banco del centrosinistra ed avrebbe potuto rimettere in gioco soggetti terzi in questa corsa alle primarie. Pertanto è andata come doveva andare: Auriemma doveva vincere le primarie, Metodio doveva essere per l’ennesima volta lo sconfitto giovane e di lusso ed il Pd doveva rimanere lì dov’è. Almeno fino al prossimo dato elettorale. Perché anche all’autolesionismo estremo c’è un limite. Pure a sinistra, pure in un paese considerato marcatamente di centrodestra. Vero Gino Cimmino?

Aforisma: “Tranne forse gli animali delle favole di La Fontaine, nessuno è mai stato bravo come gl’italiani nell’arte d’inventare nobili pretesti per eludere i propri doveri e fare i propri comodi”. Carlo Fruttero e Franco Lucentini, La prevalenza del cretino, 1985

Musiche: “Quello che non ho”. Fabrizio De Andrè

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Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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