Quel silenzio inutile che ci governa sovrano

In America sul silenzio ci hanno fatto una canzone e ne hanno pure festeggiato i 50 anni. Da noi invece ci facciamo la politica. Sì perché a ben vedere, almeno sul fronte della politica locale, siamo governati eternamente dal silenzio. Una volta una ragazza mi spiegò che il suo sogno era quello di incontrare un uomo capace di starsene con lei in silenzio davanti al camino. Ma sognava che il silenzio fosse pieno, rigoglioso, gentile. Noi poveri scribacchini vorremmo che invece le nostre classi dirigenti ci parlassero, ci spiegassero. Per informare, per commentare. La storia del “zitto arrivano i giornalisti” imparata a memoria da flottiglie di peones oggi serve a ben poco. I giornalisti non arrivano, sono pigri, e rigonfi di scintillanti puttanate sessual-socialnetworkizzate. Un azzeramento di giunta silenzioso, senza rivoli né orpelli comunicativi a cosa serve?. Una maggioranza incazzata che fa riunioni su riunioni, ma non spiega all’elettorato e alla cittadinanza cosa realmente pensa. Un’opposizione, tranne qualche rarissima eccezione, che guarda con le braccia sul davanzale, come se il fatto non fosse il suo, ma di altri. Poi ci sono quelli che parlano e parlano, ma farebbero bene a stare in silenzio. Fanno più figura da valletti che non da provetti e banali commentatori. Fra un mese si dovranno presentare le liste e ad oggi sono tutti in silenzio sul passato, presente e futuro. Perché immagino che avremmo un futuro. Durerà però un mesetto. Il tempo della solita e spocchiosa, nonché vuota, campagna elettorale. Ed i silenziosi, che sono tali per evitare polemiche (ma poi chi lo dice che esprimere un’opinione o fare una critica sia per forza una polemica) e arrivare vergini all’appuntamento elettorale, diventeranno prolissi e retorici tra lettere sgrammaticate, incontri in bar di periferia e pagine di social network. Ma oggi di quello che accade non sanno nulla. Però in silenzio fanno politica, tra clientele epance da riempire. Poi ci sono quelli che parlano moltissimo, ma nelle sezioni di partito. Parlano di regole, che serviranno a disciplinare una nuova discussione da tenersi sulle regole, le quali a loro volta dovranno essere il pilastro di un nuovo regolamento. Di nuovo c’è che ieri ho prestato la penna ad un consigliere “eletto dal popolo” (non vi riempie la bocca questa formula? A me sì) per firmare le su dimissioni. L’ha sguainata manco fosse una spada. Avessi i capelli l’avrei paragonato ad uno scalpo. Però poi l’intoppo del silenzio, il ritiro del sentimento belligerante, e il nulla vergato dal nulla. A questo punto la penna la rivoglio indietro. Mi serve, devo scrivere, perché io in silenzio proprio non ci riesco a stare.

Aforisma: “Alcuni raggiungono la loro massima cattiveria nel silenzio”. E.C.

Musiche: The Sound of Silence di Simon&Garfunkel

silenzio

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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