Se questo è un presidente, ecco cosa avviene nei seggi durante le elezioni

Ho visto cose in queste elezioni che voi uomini… E come me l’hanno viste tutti quelli che si sono presi l’onore e l’onere di fare i presidenti di seggio. Diciamo la verità: l’Italia, quella vera, imbudellata tra il potere e l’ignoranza, la soggezione e la vitalità, l’orgoglio e la preparazione, il buonsenso ed il cinismo, l’arroganza e l’umiltà sta tutta dentro i seggi quando ci sono le elezioni. Presidenti, scrutatori, rappresentanti di lista, dipendenti comunali, funzionari pubblici ed elettori mostrano il loro essere, quello vero. E stare dall’altra parte della barricata aiuta e non poco a comprendere certe dinamiche. Ecco alcuni esempi:

L’educazione. Molti entrano senza salutare e vanno via facendo lo stesso. Evidentemente pensano che un seggio sia una stalla. Per contro ci sono persone educate che salutano e sorridono.

L’umore. Alcuni entrano con facce nere, nerissime. Evidentemente non vorrebbero votare, ma debbono farlo. Altri entrano gioiosi e spensierati e si concedono pure battute. Gli anziani mi hanno dato l’impressione di essere più predisposti a non prendersi sul serio. Almeno nel mio seggio.

Le regole. Nelle cabine è severamente vietato introdurre cellulari. In verità nessuno ha protestato né per i telefoni tantomeno per le borse che abbiamo fatto lasciare fuori dalle cabine. Buon segno.

Le regole bis. C’è una documentazione specifica per votare. Servono documento di riconoscimento valido e tessera elettorale aggiornata. Inoltre ci sta una differenza sostanziale tra conosciuto e riconosciuto per chi vota senza documento. La lezione più bella ce l’ha data un anziano signore che trovatosi con la tessera elettorale scaduta è andata a piedi al comune a rifarla. E si è presentato pure al ballottaggio. Stoico.

Il voto. Molti mi hanno dato l’impressione di non sapere quello che facevano anche se, in verità, c’è poca informazione sulla modalità di voto. La storia più curiosa l’ha scritta un signore che pretendeva di non far votare alle europee due neo-diciottenni che aveva appena accompagnato. Insisteva sul fatto che servissero 21 anni compiuti per ricevere la scheda arancione. Alla fine siamo riusciti a convincerlo che aveva torto.

Il voto bis. Sulle schede abbiamo trovato di tutto. In gran voga i simboli fallici, qualche accusa diretta a qualche politico e qualche scemenza scritta. Il voto è un diritto, ma anche un dovere. Speriamo che l’educazione civica diventi materia portante nelle nostre scuole.

Lo staff elettorale. Dopo questa esperienza sarò contro il sorteggio degli scrutatori. Tutti debbono avere a mio avviso l’occasione di provare l’esperienza, ma bisogna mischiare i componenti dei seggi. Nello staff bisogna sempre aggiungere qualche soggetto che ha già avuto esperienze in passato altrimenti il lavoro diventa difficile e pesante. Io ho avuto un ottimo e preciso staff e li ringrazio per l’impegno profuso.

Lo staff elettorale bis. Quest’anno i dipendenti comunali sommesi erano orfani di Vincenzo Mosca, lo scomparso responsabile degli Affari Generali del comune, vera anima della macchina elettorale. Se la sono cavata egregiamente lavorando sodo pure a fronte di una serie di ristrettezze economiche dell’Ente.

I rappresentanti di lista. Ho trovato in tutti i partiti e movimenti ragazzi disponibili al dialogo, educati, preparati e pieni di buonsenso. Bravi a tutti loro.

Gli amici. Fortunatamente i componenti dei seggi non vengono lasciati mai soli dagli amici. In due turni elettorali ci siamo beccati caffè, gelati, tortani, paste al forno, coca-cola, acqua, tè freddi, cornetti, pasticcini e chi più ne ha più ne metta. La linea ne ha sicuramente risentito, ma l’umore no. E’ stata davvero una bella esperienza di condivisione.

BRUTTE ELEZIONI

 

 

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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