Somma Vesuviana, dopo gli spari nelle serrande siamo chiamati tutti a scendere in campo contro la "camorra"

A differenza di quanto qualcuno immagini (e predichi) i dieci proiettili conficcati nelle serrande e nelle vetrine di ben tre attività commerciali la scorsa notte a Somma Vesuviana non hanno lasciato indifferente la comunità sommese. L’episodio è grave e lancia in un cono d’ombra una città, quella sommese appunto, a digiuno da qualche anno a questa parte di fatti di “camorra”. Qualche episodio negli ultimi tempi c’è stato, ma l’intervento tempestivo delle Forze dell’Ordine ha spento sul nascere il focolaio. Ora però è tempo di ri-cominciare a parlare di camorra nel nostro territorio. Non solo per il fatto che gli spari indichino il risveglio della bestia, ma perché quei proiettili segnano il confine concreto tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. E le parole, ma forse di più la presa di coscienza, sono l’unica arma, unite ovviamente all’azione degli inquirenti, che abbiamo per non far attecchire la merda camorristica sulle nostre serrande e nelle nostre strade. Per farlo però ci vuole coraggio. Certo, bisogna stare attenzione a non descrivere scenari apocalittici o ad ergersi a professionisti dell’anti-camorra, ma c’è di fatto un bisogno di cominciare a tirare in ballo il termine “camorra” nei luoghi che abitiamo. Anzi, bisogna prendere le redini in mano e portare la tematica nella prossima campagna elettorale per le amministrative. Quest’ultima sicuramente spaccherà il paese sulle vicende amministrative e sull’idea di futuro dei vari competitor, ma contro il malaffare organizzato serve l’unità d’intenti da parte di tutti. A me è piaciuta l’idea dell’amministrazione Allocca di favorire, nell’assegnazione di lavori pubblici, quelle ditte vessate in passato dal racket. Ma mi rasserenerebbe di più  se essa non fosse un’iniziativa isolata e che le forze politiche in ballo si spremano per mettere al centro delle politiche per la legalità anche la lotta alla criminalità organizzata. Magari sarebbe bello sapere che tutti, ma proprio tutti, sarebbero pronti ad istituzionalizzare uno sportello antiracket, una buca della posta comunale in cui denunciare anonimamente i taglieggiamenti, costituire un osservatorio permanente contro la camorra. Magari lanciare qualche borsa di studio per gli studenti del territorio che premino i progetti migliori contro la criminalità organizzata. Ecco, insomma, mi renderebbe felice l’idea che la classe dirigente di questo paese sia pronta a far da traino per la restante società civile affinché quelle pallottole non siano solo un boato assordante morto in una notte, o peggio ancora un problema di chi se l’è ritrovate nelle serrande, ma diventino un fardello da portare tutti insieme. Perché, che piaccia o no, la camorra, con i suoi costi ed i suoi disagi, è una piaga che danneggia tutti. Senza retoriche, senza divisoni.

L’aforisma: “La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste, e come niente… sparisce”. (tratto dal film “i soliti sospetti”)

La musica: Gente del Sud di Antonio Onorato 

 

 

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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