Somma Vesuviana, si lancia sotto un treno in corsa, morto un 15enne

Un lenzuolo bianco con dentro un corpo ed una bara marrone adagiata sull’asfalto umido della stazione della Circumvesuviana. Le facce tirate e silenziose degli inquirenti, quelle scioccate degli addetti alla biglietteria, il puzzo di piscio del sottopassaggio, le luci blu dei lampeggianti delle volanti, quelle delle lampade che scandagliano i binari, la pioggia fine che batte in testa a giovani dai giubbini sgargianti e dalle facce atterrite. Questa l’immagine della morte del 15enne sommese, lanciatosi sotto un treno in corsa partito da Napoli e diretto a Sarno, che ha sconvolto un’intera comunità. Sono le 19,00, le volanti dei carabinieri battono a tappeto le strade di Somma Vesuviana. Cercano un ragazzino che ha lasciato la sua abitazione per dirigersi verso un atroce destino. L’ha fatto lasciandosi dietro un macabro monito racchiuso in tre lettere: una alla madre, una ad un amico a cui era legato ed un’altra una ragazza. Le prime voci che circolano sui motivi della tragedia sono legati proprio all’amore, non corrisposto, di una ragazzina. Probabilmente non è così, e forse è meglio visto che non sarebbe manco giusto caricare di un fardello tanto pesante un’adolescente. Chi resta spesso sopravvive. Punto. Forse questo giovane non avrà sopportato il vuoto nel quale finiscono ad un certo punto della nostra vita i pensieri, le opere, le azioni. Un lutto in famiglia, un nonno morto al quale era legato, avrà fatto il resto. Avrà spinto questo brillante 15enne a saggiare i freddi binari di una stazione in una burrascosa serata d’inverno. Quando il treno si è fermato, nell’ombra di un tratto di ferrovia nel quale si potrebbe nascondere un elefante tanto è folto il buio, ci si è subito resi conto della gravità del fatto. Pochi minuti e per le strade ed il web  è partito il carosello, indegno, del totonome. Forse, avuta la notizia, la prima ad aver immaginato la tragedia  sarà stata proprio la madre. Forse la donna avrà sperato con il cuore in gola fino all’ultimo che i carabinieri le dicessero che non si trattava del suo piccolo. Ma non è andata così. In caserma è arrivata l’auto con la bara. Al fratello, a qualche parente, sarà toccato il rito angusto del riconoscimento. L’atto che ti toglie il fiato, nel quale ritrovi una persona che fino a qualche ora prima era con te, con le sue passioni, i suoi sogni, i suoi drammi, i suoi occhi ed ora è solo un freddo corpo steso in una cassa di legno. Senza chiodi, quelli resteranno nel cuore e nella mente di chi resta. E sopravvive.

 

Colore: il nero dei cappelli dei presenti.

Musica: Tom Waits- Martha.

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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