Tares, storia di un cittadino tartassato e contento.

E’ quasi l’una e dieci e le auto ingolfano il centro di Somma Vesuviana. Fuori una scuola media in Piazza Vittorio Emanuele III decine di mamme e papà aspettano i loro figli. Sono tutti armati di ombrelli, hanno paura che il monsone che sta creando fiumiciattoli artificiali in periferia possa ingoiarsi quello spicchio di piazza. Dalle auto in doppia fila si odono canzoni e voci, suonerie di cellulari e bestemmie per il traffico. Zio Antonino arriva con la sua panda verde. Scruta, guarda, trova un buco e parcheggia la sua auto. Scende ed alza lo sguardo. Il cielo è plumbeo, carico d’acqua. Palazzo Torino  è lì, a pochi metri. Tra le mani, l’ex operatore ferroviario di 72 anni con figlio a carico dopo il suo licenziamento da uno stabilimento di componentistica di Casoria, stringe con vigore un groviglio di carte. E’ la sua bolletta Tares. Settecentotrenta euro di buoni motivi per lasciare la periferia e raggiungere quel Palazzo cittadino, cuore pulsante del potere locale. Lì non c’è mai stato veramente. La casa, la famiglia, il lavoro. La politica va da lui ad ogni elezione, ma non se lo trascina mai dietro. Lente liturgie di aspiranti consiglieri e sindaci hanno varcato la soglia della sua porta. Nessuno di loro ha però lasciato traccia. Camminando verso il pesante portone verde della struttura Zio Antonio si ferma. Per caso vede un gruppetto di persone a parlare sotto un pino. Alcuni vestono come certi rappresentanti immobiliari. Altri come manichini di note boutique del paese. Di peggio, nell’uniformare gusti, mode e fantasie, c’è solo la televisione. L’anziano allora fa un respiro profondo e decide di avvicinarsi a quegli uomini. Saluta. Tutti gli rispondono. Un consigliere comunale lo riconosce. E’ un suo elettore. L’ha conosciuto perché studiava col nipote, oggi avvocato “di botte di macchine” come si dice in gergo. Gli stringe la mano, lo bacia sulla guancia in segno d’affetto.

“Zio Antonio- recita il politicante- e voi cosa ci fate da queste parti?” “Niente- risponde l’uomo- ero solo passato al Municipio pé capì comm’mai sta tass’ è accussì gross’”. “Fatemi vedere” afferma il consigliere con tono paternalistico. L’uomo estrae la bolletta dalla busta. La legge attentamente in religioso silenzio. “Mi dispiace zio Antò”. “Ti dispiace? T’rispiac’? Ma tu è capit’ quann’aggià pavà? Il doppio dell’anno scorso? Ma stat’sciumunnenn? Ma pensate che noi, dopo una vita di sacrifici possiamo stare così? E chest’ è l’acqua è a luc’ è o gas’. Fai nù ticket e c’vonn’ è sord’. A benzin’ è aumentat’! Teng’ nù poc’ è terr’ é à cuncimm’…”. “Zio Antonio- lo stoppa il suo interlocutore- è inutile che continuate, io vi capisco. Pure noi paghiamo tutti sti sord’. Vedete, però noi a differenza degli altri, come amministrazione, siamo concreti e vicino alla gente. Fate così- dice sottovoce avvicinandosi all’uomo. Andate all’ufficio di riscossione e chiedete di Pasquale. Ditegli che vi mando io. Ditegli pure che volete rateizzare così come ha deciso la Giunta”. “Ma c’ stamm’ accattann’ a machin’” tuona sarcastico l’anziano. “Ma quale macchina- incalza il giovane- noi come amministrazione, capendo il momento di difficoltà delle famiglie della città abbiamo inteso aiutarvi con una rateizzazione della tassa. Così, un poco alla volta, vi mettete a posto”. “E sull’aumento? Che mi dite cunsiglié?”. “Ehhhh- sopira scrollandosi le spalle il ragazzo- mi dispiace ma non è colpa nostra. La colpa è di Roma che aumenta le tasse, di Letta, del Pd, del Governo. La colpa è loro. Noi non abbiamo fatto niente. Noi lavoriamo solo per garantirvi il servizio della spazzatura”. “Ma chill’ric’ cà a Tares’ serve pure a fare le strade. Scusate, ma dove stanno stì strad’ nov’?”. Il giovane politico cambia faccia: “Che volete dire? Guardate che abbiamo in cantiere un sacco di opere pubbliche che porteranno lavoro, benessere e vivibilità al nostro paese. Noi siamo per la politica del fare, mica come gli altri?”. “Sì, comm’ a via Vignariello, dove avete fatto la fogna che alle prime piogge se n’è sces’ tutta quant’ facendo nù lavaron’ r’acqu’!”. “Non dite così zio Antò- afferma con tono rassicurante l’interlocutore dell’anziano- noi stiamo lavorando per risolvere il problema. Sapete, la colpa è della ditta che ha fatto i lavori. Ma non vi preoccupate, già abbiamo provveduto col nostro ufficio tecnico a risolvere la cosa. Tempo qualche mese e quella strada non la riconoscerete più. Poi dobbiamo pure dire che queste non sono piogge. Zio Antò la televisione la guardate?”. “Certo” risponde genuinamente l’anziano. “E avete mai sentito parlare di bomba d’acqua? Chest’ zio Antò so bombe d’acqua. Piove la pioggia che cadrebbe in un mese. Perciò abbiamo questi problemi. Fate così, ora è tardi, andate oggi all’ufficio e fate quella cosa. Poi fatemi sapere mi raccomando”. “Ah consiglié- lo interrompe il vecchio- ci sarebbe quella cosa di mio figlio. Stà miez’ a nà vij”. “Oggi è difficile zio Antò, ma non vi preoccupate. Sto a vostra completa disposizione. Ci vediamo fra un mese e vediamo se ci sta qualcosa per vostro figlio. Non vi preoccupate, state tranquillo. E salutatemi vostro nipote. Non vi scordate”. “No nun’mì scord’, vi servirò dottò. Bona jurnat’ e grazj grazj assaje!”

P.S. Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale. O no?

L’Aforisma: Non c’è bugia così grossa che non ci sia chi la creda. (Proverbio italiano)

Musiche: Can’t Help Falling in Love nella versione della Banda ‘Bonifazio Asioli’.

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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