Tasi, quell’imposta che scuoia i cittadini nel silenzio aberrante della politica locale

“Houston abbiamo un problema”, anzi “Somma abbiamo un problema”. Mentre si discute sui marciapiedi e nelle stanze dei Palazzi su chi possa essere il candidato sindaco di questa o quella coalizione, a chi andrà questo o quel simbolo (come se poi i simboli di partiti fossero le effige ad uso e consumo privatistico) e se si faranno o meno le primarie, a Roma il governo Renzi agisce. E lo fa con un decreto sugli enti locali nel quale si definiscono i contorni della IUC (imposta unica comunale). Questa “service tax” racchiude più imposte: l’Imu (riguardante la seconda casa), la Tari (sui rifiuti) e la Tasi (sui servizi indivisibili). E proprio quest’ultima ha fatto sollevare la protesta dell’Anci, l’associazione dei comuni d’Italia. In sostanza è stato stabilito che ogni comune potrà decidere in piena autonomia di innalzare le aliquote Tasi fino allo 0,8 per mille. L’aumento è esclusivamente finalizzato alle detrazioni Tasi per famiglie numerose e meno abbienti. Ciò significa che le aliquote Tasi 2014 potranno arrivare ad un aumento anche fino allo 0,8 per mille, spalmate tra il 3,3 per mille sull’abitazione principale e l’11,4 sugli altri immobili. Dunque gli aumenti serviranno a mantenere buone le fasce deboli. Un po’ come quando i medici prescrivono i farmaci protettivi per lo stomaco dopo avertene dati altri molto più pesanti. Ora dove nasce l’inghippo sommese. Tra qualche mese si andrà alle elezioni. L’amministrazione in carica non sta brillando, per nulla. Con essa il resto della politica cittadina che ha smesso di analizzare i problemi in modo condiviso e di conseguenza non è capace di trovare le soluzioni. Così, mentre si aspetta il solito Godot auto-investitosi che ci salverà, nessuno, tra quelli accreditati o accreditabili, tenta di offrire soluzioni al prossimo governo che verrà. Sì perché molto del tempo che si sprecando ora per riformare le spese delle finanze locali, nell’ambito e nei limiti delle competenze comunali, ricadrà sul futuro governo cittadino. I problemi strutturali, al di là dei proseliti, sembrano essere chiusi nel recinto di una dialettica politica autoreferenziale e demagogica. Chi oggi si sente protagonista del futuro prossimo o fa finta di non sapere quello che sta accadendo, magari in nome della furbata di imbarcarsi qualche volpe che oggi governa, oppure, peggio ancora, è incapace di farlo. E’ la morte della politica 2.0 dove tutti vogliono essere protagonisti di qualcosa che non si sa bene cosa sia. Così, quando arriverà la stangata, perché questo sarà la Iuc, molto più della Tares, noi saremmo piuttosto impreparati. Hai voglia di costruire liste forti e di attorniarti di caporioni con gruzzoli di voti. Se non si fanno oggi scelte condivise, coraggiose e ponderate, il domani che ci attende sarà piuttosto buio. L’avevo scritto per la Tares e nessuno mi diede retta. Lo scrivo per la Iuc, con l’auspicio di sbagliarmi.

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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