“Tutti a casa”, il calcio italiano è un fallimento totale

E così mestamente ce ne torniamo a casa con la coda fra le gambe e le bandiere ammainate. L’Italia calcistica è depressa dopo l’umiliazione subita da Costa Rica e Uruguay e non supera il girone della morte. Fuori al primo turno, come quattro anni fa in Sud Africa. In quel caso la nostra nazionale era in fase di stanca dopo la conquista della Coppa del Mondo. In questo caso invece la fase era inversa e si parlava, da mesi se non da anni oramai, di ricostruzione. Nella spedizione è andato male tutto. Prandelli ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. Cassano più di Destro, Paletta più di Ranocchia. Inoltre il nostro Cesare ha sbagliato formazioni, moduli e cambi. Tutto e il contrario di tutto amplificato da uno spogliatoio rotto o quasi. I vecchi che non sopportano i giovani, certi giovani come Balotelli, più utili a vendere scoop e gadget che non a perforare ed impensierire le difese avversarie. Il punto più basso contro il Costa Rica. Loro correvano come ossessi, dannati dalla fame di vittoria, di rivalsa. Noi invece bradipi svuotati del sacro fuoco del calcio. In due partite avremmo calciato nello specchio tre o quattro volte. Nemmeno la disperazione ci ha assaliti, nemmeno la voglia di aggrapparci a qualcosa se non ai dentoni del recidivo Suarez. Ovviamente Prandelli ha delle attenuanti. Se è vero che Destro e Ranocchia, col senno di poi, potevano essere delle alternative è anche vero che in giro c’è pochissima roba. Non abbiamo, al di là dei convocati Cerci e Candreva, un altro laterale degno di nota (qualche mio amico rimpiangeva Giaccherini!). Non c’era una valida alternativa a Motta né un altro tizio capace di cacciare dal cilindro una magia degna di rattoppare l’evidente gruviera tecnica, stilistica ed umana che gravitava intorno a questo gruppo spompato di calciatori. Ora Prandelli e Abete lasciano. E’ dignità, consapevolezza, ma anche normalità. Ma a dimettersi dovrebbe essere un intero movimento che è diventato brutto, cattivo, sporco e pure scarso. Non a caso oggi si piange la morte di Ciro Esposito un ragazzo uscito di casa per vedere una partita e tornato indietro in una bara. Come si usa nelle guerre. E queste sono le prime questioni che dovrebbero essere sulla scrivania del nuovo potentato del calcio che verrà. Prima dei risultati tecnici e dei soldi delle televisioni. Prima dei rapporti coi procuratori o della riorganizzazione dei settori giovanili. In testa ci sono gli uomini, coi loro drammi e le loro tragedie. Sempre che parliamo ancora di sport.

Musica: Il canto degli italiani

Aforismi: La sconfitta non è il peggior fallimento. Non aver tentato è il peggior fallimento.

ITALIA FUORI

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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