Una "Sindaca" a Palazzo Torino

Carissimo Gaetano,
rivolgo una domanda a te che, da lavoratore (spero si possa ancora usare questo termine) del campo dell’informazione, sei così attento alle vicende di Somma Vesuviana e sei solito sviluppare interessanti analisi (che leggo molto volentieri): perché non pensare a una donna per Palazzo Torino?
Prendendo spunto dall’odierno articolo di Massimo Gramellini (http://www.lastampa.it/2013/04/03/cultura/opinioni/buongiorno/una-saggia-al-quirinale-HaNmnsH7eFDB1PjWMq9fEL/pagina.html), viene da chiedersi: possibile mai che nessuno pensi che potrebbe essere arrivato il tempo di candidare una donna alla carica di sindaco a Somma Vesuviana? Tra i nomi più o meno ufficiali non sembra esserci nessuna rappresentante del “gentil sesso”: mi sbaglio? La cosa strana è che, dalle forze politiche progressiste a quelle conservatrici, dalla “società civile” a quella… (quale sarebbe l’opposto? “incivile”?), dai giovani ai meno giovani, dai “nuovi” ai “vecchi” politici sommesi, dagli uomini alle donne (e questo appare ancora più grave) del nostro paese (ops, città), non si levi nessuna voce di dissenso verso –consentimi l’espressione- il maschilismo politico imperante anche nel la nostra realtà locale.
Anche da noi mi pare di scorgere una “difficile missione di brizzolati” intenti ad ingannare il tempo e “a infondere [passione] nelle cose inutili e astratte”. Mi sembra di aver letto da qualche parte che un proverbio arabo reciti: “Se le hai provate tutte inutilmente, chiedi a tua moglie: lei sa cosa fare”.

Prendo spunto da questa lettera per una brevissima riflessione. Concordo con le parole scrittemi. Il sistema elettorale da utilizzare alle prossime amministrative (voto previsto il 26 e 27 maggio prossimi/ballottaggio eventuale 9 e 10 giugno), per i comuni sopra i 15mila abitanti, prevede la doppia preferenza di genere. Ciò significa che un elettore può esprimere due preferenze all’interno della stessa lista, ma di sesso opposto. La lista comunale che dovrà essere composta in modo che uno dei due sessi non debba essere rappresentato in misura superiore a due terzi. Dovrà quindi esserci almeno un terzo di candidature femminili. Come deterrente anti-furbi, la legge prevede una tagliola: se la commissione elettorale verifica che il principio non viene rispettato, cancella d’ufficio dalla lista i nomi dei candidati appartenenti al genere più rappresentato (gli uomini, si presume). E se la lista, alla fine dello «sbianchettamento», contiene ancora meno donne di quanto dovrebbe, viene totalmente invalidata (tranne nei Comuni con meno di 15mila abitanti, per evitare che restino senza sindaco). Dunque la legge interviene per regolamentare le “quote rosa”. Io resto dell’idea che debbano essere i partiti ed i movimenti a puntare sulle donne e non una legge nazionale (sia ben chiaro, la legge è comunque votata dal Parlamento). Questo tipo di legge infatti garantisce la “quota rosa”, può assicurare anche il ricambio, ma ha le sue distorsioni. Quali? Bé, una potrebbe essere il ritrovarsi nelle assemblee elettive donne che di politica ed amministrazione non capiscono una mazza a discapito magari di chi è più capace. Inoltre la legge crea uno strumento che potrebbe, in astratto, bloccare il ricambio de facto dei centri di potere. Chi, magari tra i politici (a maggior ragione se impresentabili) non ha una moglie, una fidanzata, un’amante, una figlia, da poter spendere in campagna elettorale (il caso emblematico di questo sistema elettorale, già utilizzato alle ultime regionali, è quello di un ex parlamentare campano, non riconfermato alle ultime politiche, che ha la moglie consigliere regionale a Palazzo Santa Lucia grazie proprio agli accoppiamenti di genere promossi dal marito)? Ed allora è giusto percorrere queste strade per garantire ciò che in altri paesi è la normalità? Ma davvero le segreterie politiche non hanno gli anticorpi per tracciare solchi differenti a quelli conosciuti fino ad oggi? Ed allora torniamo alla lettera iniziale. Dove non c’è imperio c’è strafottenza. Ed in questo caso, a poco più di venti giorni dalla presentazione delle liste, di una donna in pole per la poltrona di primo cittadino di Palazzo Torino non c’è manco l’ombra.

L’aforisma: “Se le hai provate tutte inutilmente, chiedi a tua moglie: lei sa cosa fare”

La musica: “La faccia delle donne”…V.Rossi-G.Curreri

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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