Matteo Renzi

Vicepremier e sottosegretari, la Leopolda tradita di Renzi

Come al solito avevamo sperato e sopportato, sopportato e sperato. Avevamo sopportato che il social-paroliere toscano potesse in qualche modo dare una scossa all’orribile mondo politico italiano. Avevamo pensato per un attimo che il Renzi Matteo, oggi presidente del Consiglio, potesse in qualche modo dare uno scossone al grigiore di cui ci cibiamo quotidianamente. Dalla Leopolda “noi credevamo” che il format renziano, vecchissimo nei paesi anglossassoni, potesse in qualche modo trascinare con sé una nuova energia a noi stanchi delle vecchie e chiassose liturgie berlusconiane. Poi è andata com’è andata. Renzi che come una faina spolpa Letta nel nome del cambio di marcia, manco vivessimo in un qualsiasi decennio della Prima Repubblica. Fa un nuovo governo. Ci butta dentro roba vecchia, se non passi per le urne questo ti trovi. Ci si aspettava i Baricco e i Farinetti, non perché fossero politicamente in gamba, ma almeno perché avevano una certa credibilità da spendere. Niente. Poi abbiamo udito il discorso, il suo primo da Premier. C’era chi viveva dell’attesa di un piccolo Kennedy o un nuovo Blair, ma niente di tutto ciò abbiamo ascoltato. Sembrava un minuscolo sindaco di provincia che giocava a fare lo statista. Poi abbiamo visto il colpaccio dei sottosegretari e dei vice-ministri. Fra i 44 sottosegretari e i 9 vice-ministri spuntano un bel po’ di zombie. Ex berlusconiani di ferro, inquisiti ed un bel po’ di incompetenti. Tutti nel nome della famelicità di una politica che ha perfino smesso di cercare gli anticorpi per la sua stessa sopravvivenza. E però siamo ancora qui a recitare il mantra del “Renzi deve farcela”. Non per lui, bocciato al pre-appello, ma per noi che ancora abbiamo il giocare di crederci.

Nato nel 1981, ottima annata, sotto il segno della Bilancia.
Giornalista e blogger alle falde del Vesuvio.

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